Iwakura Aria
岩倉アリア
2024
Nintendo Switch, Windows
Developer: Mages Publisher: Mages
Nemuru Gogo (Scenario), Ayano Ishikawa, Eriko Mizuno (Director)
100 nen (Artist), Takeshi Abo (Composer)
A quattordici anni di distanza da Dunamis 15, Mages, con Iwakura Aria, torna su un soggetto originale e non legato ad alcun franchise, dimostrandosi abile nella scelta dei soggetti e raffinato nei risvolti, anche quelli più discutibili e nonostante si avverta un freno a mano tirato su certe tematiche, compiendo un passo verso una autonomia artistica che non ricada nel già visto, nella speranza che non rimanga un caso isolato. Complessivamente la visual novel va presa per quella che è: un solido e ben costruito mistero e melodramma, lontana da ambizioni ulteriori ma tutto sommato in grado di intrattenere nel corso della sua ventina di ore.
Giappone, 1966. La giovane orfana Ichiko Kitagawa viene assunta come maid nella villa della famiglia Iwakura, un elegante edificio in stile occidentale situato a Nishigahara, nel quartiere Kita. Ben presto, Ichiko dovrà avere a che fare con Aria Iwakura, figlia del capofamiglia Amane Iwakura, tanto bella quanto enigmatica, trasmettendo sulla nuova ospite una sensazione di fragilità e freddezza. Con il passare dei giorni, qualcosa di inquietante aleggia in questa dimora, più tempo Ichiko trascorre a villa Iwakura, più alcune cose iniziano ad apparire stranamente fuori posto.
Quando si parla di Mages lo si fa di solito con la reverenza e la circospezione che di solito spetta alle case di produzione cui si riconosce un’influenza innegabile. Un talento quello degli autori di Steins;Gate che non si limita a vivere solo nei suoi racconti, attraverso la bellezza delle composizioni visive e la straordinaria varietà delle sue situazioni, ma anche nella sua capacità di trovare eco nei fatti della vita reale e nelle trasformazioni della società, in particolare per quanto riguarda il mondo del web e le sue implicazioni; non a caso l’immaginario delle Science Adventure deve molto al sottobosco subculturale di 2channel dei primi anni 2000, tra Toshi Densetsu (leggende metropolitane), teorie del complotto, sedicenti viaggiatori del tempo sui forum, movimento denpa e via di questo passo. Rispetto a quegli inizi, tuttavia, molte cose sono cambiate, i tempi di sviluppo più lunghi hanno costretto Mages a reinventarsi come developer su commissione per far quadrare i conti a fine anno, tra Konosuba, Quintessential Quintuplets e Rent a Girfriend vacanzieri, le storie con soggetti originali si sono fatte più dilatate ed è anche per questo che l’annuncio di Iwakura Aria, visual novel originale, ma allo stesso tempo scollegata sia dal filone delle SciADV che da quello di Memories Off, ha destato una certa curiosità da parte dei cultori del genere, complice anche un’estetica diversa dal solito.
Alternando suspence e introspezione, sempre supportate da immagini che non perdono di vista la loro funzione narrativa, Iwakura Aria, che ha il vantaggio di concentrarsi interamente in un singolo luogo, è dunque un viaggio sentimentale che segue di pari passo la traiettoria dell'indagine volta a far uscire allo scoperto i segreti che cela il capofamiglia Amane dietro i suoi sorrisi, mai del tutto convincenti agli occhi della protagonista come del lettore. Del resto, quando i personaggi in scena si possono contare sulle dita di una mano, si arriva a sospettare di chiunque, inclusa la stessa protagonista. Il rapporto padrona-serva tra Aria e Ichiko, con le sue formalità e le sue reverenze, lascia il posto a qualcosa di più in maniera anche sorprendentemente repentina, sviluppandosi in sincere emozioni affettive che si legano al senso stesso di sofferenza (fisica, empatica, “Pain” è anche il titolo del tema musicale principale), catapultandoci in un’atmosfera quasi liminale (ovviamente, estiva, la stagione sospesa per eccellenza), dove i cambiamenti in atto del mondo esterno ci sembrano del tutto estranei.
Con l’arrivo di Ichiko il passato, con il suo dramma, riemerge come un fantasma che aleggia nella vicenda fino a portare a sviluppi inaspettati. Villa Iwakura appare a sua volta come un luogo fuori dal tempo, bello ma anche orrorifico, con la sua coinquilina che agli occhi della protagonista può arrivare ad apparire come una bellissima bambola senza vita, ad uso e consumo magari di qualche ospite d’onore. Mages conferma ancora una volta la sua notevole abilità di parlarci attraverso luoghi e personaggi, tra artwork che sanno oscillare tra un primo piano e pittoriche vignette in bianco e nero che catturano i dettagli di un’espressione, o un’inquadratura in prima persona da avventura grafica che proiettano il lettore direttamente dentro un arredo splendido o inquietante, a seconda dei casi. Non si può tuttavia negare che quella costante voglia di stupire e di stravolgere le carte in tavola, che ha reso celebre Mages nelle sue avventure fantascientifiche, qui è lieve e sussurrata. In Iwakura Aria molto probabilmente non ci saranno delle sequenze che verranno scolpite nella nostra memoria, però possiede comunque quella classe realizzativa che distingue uno sviluppatore di visual novel di prim’ordine da un mestierante al soldo di produzioni senz'anima che affollano gli shop digitali. E questa dote salva certamente Iwakura Aria, coraggioso ma fino a un certo punto, audace ma con moderazione, dall’anonimato, il quale, pur non spiccando particolarmente di intraprendenza e impattanti colpi di scena nei suoi dieci finali, dove si avverte una certa stanchezza anche produttiva, riesce a mantenere alto l’interesse per tutta la (non eccessiva) durata del racconto.
Per l’aspetto estetico di Iwakura Aria, Mages sceglie una via diversa dal solito “anime style” e lo fa rivolgendosi a Hyakunen (100年), talentuoso pittore e illustratore digitale giapponese noto per la sua arte surreale, con dipinti a tratti macabri e allo stesso tempo divertenti, in particolare per quanto riguarda le sue "creepy-cakey", che fondono figure umane con alimenti quali torte e dolci. Il suo stile, che traslato in questo contesto rievoca un po' nella memoria anche all’acclamato The House in Fata Morgana (2012), ben si adatta all’affresco della vicenda e soprattutto nella resa di una figura come quella di Aria, così come le musiche di un Takeshi Abo in grado di districarsi in ogni situazione. Forse è in queste pieghe del racconto per immagini, tanto gli schizzi in b/n sul quaderno di Ichiko, quanto le CG (ovvero le illustrazioni a schermo intero, presenti in realtà in numero minore di quanto ci si aspetterebbe) che si può rintracciare il vero e compiuto senso di Iwakura Aria, un senso non privo di un innamoramento fin troppo esibito nei confronti della sua estetica. Una visual novel di seduzione più che di riflessione, che trova però la sua forza più interessante nella raffinatezza dei singoli momenti, piuttosto che nella costruzione dell’intreccio.
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