martedì 30 giugno 2020

Shutokō Battle: Drift King Keiichi Tsuchiya & Masaaki Bandoh

Shutokō Battle: Drift King Keiichi Tsuchiya & Masaaki Bandoh
首都高バトル DRIFT KING 土屋圭市&坂東正明
Tokyo Highway Battle
1996
PlayStation, Sega Saturn
Developer: Genki Publisher: Bullet-Proof Software, Imagineer

Uuuh io con te vorrei esser già sull'autostrada, freeway! No in realtà non c’entrano granché i Beehive, fosse anche che loro sono di Osaka, qui si fa slalom tra le auto sulla Shuto Expressway per la gloria, per il gusto di far dire a Keiichi Tsuchiya “ho perso, sei tu il Drift King”. Chiude quel filmato finale, con lui e Masaaki Bandoh che camminano tronfi e con aria seria sulla baia di Tokyo, e viene un po' da ridere.

La Shuto Expressway (首都 高速 道路, Shuto Kōsoku-dōro, dove shuto sta anche per "capitale") è l’enorme rete autostradale dell’area metropolitana di Tokyo. Inaugurata nel 1962, quindi alla vigilia delle Olimpiadi, allo scopo di aumentare l'efficienza del flusso di traffico nella grande metropoli, oggi conta circa 280 chilometri di rete autostradale, capace di insinuarsi tra i quartieri e i palazzi della capitale con sopraelevate a più livelli, curve di vario tipo, fusioni tra più corsie e tunnel in gran quantità. Visitando Tokyo da turisti o studenti, solitamente, ci muoviamo servendoci dell’efficiente servizio metropolitano, ed è per questo che per noi stranieri questo groviglio di asfalto rimane alquanto sconosciuto, da vedere da lontano, come un ponte che svetta sopra i nostri sguardi in un incrocio, o un’intersezione visibile dal finestrino di un treno, nulla più.

Il limite di velocità sulla maggior parte della Shuto Expressway è di 60 kmh, che sale però a 80 sulla Bayshore Route (la “Wangan-sen”), ossia il tratto più veloce, lungo 70 chilometri, che percorre praticamente tutta la baia di Tokyo tra Yokohama e la prefettura di Chiba. La sua particolare conformazione, caratterizzata da curve e veloci rettilinei, la rende ben presto un vero e proprio paradiso per le corse clandestine notturne, chiamate qui kōsoku battle, il cui fenomeno esplose nella prima metà degli anni ottanta. Le corse potevano raggiungere anche i 300 kmh, e un "clan" su tutti, il leggendario Mid Night Club, divenne talmente popolare da generare un famosissimo manga, Wangan Midnight (1990-2008) e la serie cinematografica Shuto kōsoku Trial (1988-1996), il cui primo film venne ritirato dalle sale perché ritenuto diseducativo.

Ed è qui che entra in scena Keiichi Tsuchiya, campione automobilistico e vero idolo nazionale, che appare nel ruolo di se stesso nel secondo film della serie per veicolare, a bordo della sua mitica Nissan GT-R, un messaggio positivo sulla guida responsabile: “questa è una strada pubblica, se vuoi sfidarmi, fallo in un circuito”, cose così. Nonostante però la discesa in pista del “Re del drifting”, le gare clandestine continueranno ad avere un seguito per tutti gli anni novanta, con la variante di montagna del Tōge (rappresentati da un altro celebre manga, Initial D), e soprattutto il nome del Mid Night Club supera i confini giapponesi giungendo fino agli Stati Uniti, influenzando anche dall’altra parte del Pacifico cinema (The Fast and the Furious: Tokyo Drift, 2006) e videogiochi (Midnight Club: Street Racing, 2000, Rockstar Games).

Oggi il fenomeno delle kōsoku battle si è decisamente affievolito, in primis per i maggiori controlli e l’inasprimento di nuove leggi atte a debellarlo (le auto della polizia all’epoca non superavano i 180kmh e rinunciavano anche solo all’idea di acchiapparle), ma anche per lo scioglimento del Mid Night Club avvenuto in seguito ad un grave incidente contro i Bōsōzoku (le bande di motociclisti, che ovviamente non vedevano di buon occhio le loro scorribande), i tempi in cui questi bolidi sfrecciavano indisturbati sulla Wangan sembrano ormai un lontano ricordo. Tale mito non poteva però non ispirare anche una serie di videogiochi di corse autoctona, ed è Genki, azienda fondata nel 1990 da due ex Sega (Hiroshi Hamagaki e Tomo Kimura), a far suo questo genere.

La serie Shutokō Battle debutta prima su SNES nel 1994 con Shutokō Battle '94 Keiichi Tsuchiya Drift King, ma appare evidente che la macchina 16-bit, con una Mode-7 che ormai non stupisce più nessuno, non può rendere giustizia allo scenario delle autostrade cittadine. Passa quindi un anno e Genki pubblica Wangan Dead Heat per Sega Saturn, il suo primo racer in vero 3D e conosciuto in occidente con il titolo Highway 2000; si intravedono delle potenzialità, ma il sistema di guida è ancora acerbo e il gioco non trasmette per nulla la sensazione di partecipare a delle gare clandestine, sembra più una blanda copia di Ridge Racer. La svolta arriva nel 1996 con Shutokō Battle: Drift King Keiichi Tsuchiya & Masaaki Bandoh, questa volta per PlayStation, arrivato in occidente con l’azzeccato (per una volta) titolo Tokyo Highway Battle.

Ci accoglie un filmato con protagonista Keiichi Tsuchiya e le sue derapate, a ricordarci che è un figo e tutti vorrebbero essere come lui, prima di passare al menu principale, la più tipica delle striminzite schermate da corsistico anni novanta, con sullo sfondo un Rainbow Bridge in notturna. Scenario e VS CPU sono le nostre scelte, e il fulcro del gioco è ovviamente la prima, in cui saremo chiamati a sfidare diversi avversari, rigorosamente in scontri uno contro uno, in tre tracciati dell’autostrada di Tokyo: Soto Mawari e Uchi Mawari, con le loro curve strette, e ovviamente la celebre Wangan, la tratta più veloce. Per quanto non siano una ricostruzione fedele 1:1 della realtà (sarebbe impossibile), si intravede comunque un impegno da parte di Genki nel cercare di rendere queste strade riconoscibili, considerando anche i limiti tecnici dell’epoca, dalla skyline dei palazzi alla Tokyo Tower che ci passa accanto, passando per il già citato Rainbow Bridge, protagonista assoluto del terzo tracciato. Notte e giorno sopraggiungono nell’arco di circa tre minuti, come in Ridge Racer, ma non nella Wangan, che è solo in notturna; in linea generale Tokyo Highway Battle trasmette una buona atmosfera cittadina, grazie ad una grafica di buon livello e al piacevole accompagnamento musicale. Le auto sono prive di licenza, ma per un appassionato sono modelli di quel periodo immediatamente riconoscibili (Toyota Corolla AE86, Mazda MX5, Nissan Silvia..) ed è possibile modificarne il nome tramite le opzioni.

A poco meno di due anni dall’avvento di Gran Turismo, che sconvolgerà letteralmente il genere su console, l’approccio puramente arcade va ancora per la maggiore, soprattutto in Giappone, e Tokyo Highway Battle non sfugge agli stilemi del periodo; eppure alla prova su strada si avverte da parte del racer Genki una ricercatezza di realismo maggiore, nell’atto del drifting, rispetto alle fantasiose derapate di Namco, dunque è necessario qualche chilometro di asfalto per imparare a padroneggiarle, con il gioco stesso che alla fine di ogni gara ti informa, in percentuale, quanto hai derapato. I primi tre avversari si possono sconfiggere tranquillamente con le auto di default, mentre per i successivi si dovrà necessariamente fare visita allo Speed Shop, dove ad attenderci ci sarà Masaaki Bandoh e una sessantina di componenti migliorativi per la nostra auto; il gioco quindi può sembrare noiosetto sulle prime, per poi diventare appagante nelle gare più avanzate. Purtroppo gli acquisti non sono trasferibili da una vettura all’altra, di conseguenza qualora decidessimo a partita in corso di cambiare auto, dovremo necessariamente ricomprare i potenziamenti necessari per arrivare a sfidare Keiichi Tsuchiya (ma non faceva la morale al cinema?), il nostro ultimo ostacolo prima della gloria. Eppur non ce ne voglia il campione giapponese, ma di fatto i nostri maggiori avversari sulle autostrade di Tokyo saranno autobus e tir di vario genere, sempre pronti a tagliarci la strada nel momento meno opportuno, oltre al fatto che, tachimetro alla mano, pare se ne infischino bellamente anche loro dei limiti di velocità vigenti sulla Shuto Expressway.

L’anno dopo Shutokō Battle viene convertito per Sega Saturn con il titolo Shutokō Battle ’97, con poche differenze sostanziali (risoluzione maggiore e cronometro più lento sulla macchina Sega), la serie approderà poi su Dreamcast con i due Tokyo Highway Challenge, e da lì con vari capitoli per PS2 prima di cadere nell'oblio.

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